Il castello di Melissa

Oggi solo i ruderi appaiono di quello che fu il castello di Melissa ... Dimora per molti secoli del potere regio e feudale.

Posto sulla parte più alta del costone roccioso con le sue tre torri circolari protese dritte verso le colline - Dimora per molti secoli del potere regio e feudale - Oggi solo i ruderi appaiono di quello che fu il castello di Melissa, abbandonato definitivamente al suo triste destino, dopo la morte di Geronimo Pignatelli avvenuta nel 1728, all'incuria del tempo per non essere stato abitato. I Pignatelli ma anche i Campitelli da tempo avevano spostato i loro interessi, le loro dimore e i loro soggiorni nel castello di Strongoli, nella torre di Melissa e poi nel nuovo casino di Fasana. Dall'inventario fatto redigere alla morte di Francesco Campitelli avvenuta nel 1668 (ricordato per il presunto diritto della prima notte) - dal nipote Domenico Pignatelli suo successore si denotava già lo stato di abbandono del castello ormai disabitato e quasi privo degli arredi, nelle cui stanze si trovavano "delle "trabacche" vecchie con materassi di lana e sedie vecchie rotte, mentre nei locali inferiori un centimolo, botti per conservare vini, e "giarre" per conservare olio ...."
Bisogna ricordare che in tempi piuttosto recenti alcune amministrazioni hanno contribuito al disfacimento del sito non intervenendo allo scempio di alcune costruzioni o peggio demolendo quel che ancora si ergeva. Ci riferiamo innanzitutto alla torre che volge a Levante ove il Dott. Vincenzo Garrubba di Strongoli aveva costruito all'interno un'abitazione adibita a clinica ove potevano accedere tutti i Melissesi – successivamente nel 1915 è stata ceduta ad un privato cittadino. Inoltre durante il periodo fascista la famiglia Rosati costruisce la propria casa demolendo la parte centrale del castello nell'indifferenza di coloro che avrebbero potuto intervenire in salvaguardia della vestigia perimetrale del sito. Anche durante l'amministrazione Albo (1976-1980 la torre di tramontana venne demolita per quel che ancora ergeva, per mancanza di fondi e soprattutto per l'integrità degli abitanti dal pericolo della caduta dei sassi..
Il castrum risale al basso medioevo, da alcuni documenti Angioini (1271) appare che la terra di Melissa sia già fortificata. Racchiusa da mura con porte di accesso all'abitato,Era tra le terre appartenenti al Giustizierato di Valle di Crati e Terra di Giordana ed anche alla sede vescovile di Umbriatico fino al 1818
Con la vittoria di Carlo D'Angiò e la successiva decapitazione a Napoli di Corradino l'ultimo degli Svevi (29 ottobre (1268) la signoria passa dalla famiglia Amantea ai cavalieri provenzali che per un periodo breve furono in successione feudatari di Melissa come ricompensa per il servizio prestato al re angioino. L'imposizione di nuovi tributi ed in particolare il diritto sul passo da coloro che transitavano con animali e merci sulla strada regia della marina fecero divampare una ribellione popolare a cui parteciparono gli abitanti dei paesi vicini di Ipsgrò (Cirò), Alichia - con la devastazione del regio palazzo Alitio (oggi palazzo Sabatini - Cirò M) "simbolo della oppressione regia e feudale".
Nel secolo quattordicesimo signori di Melissa furono:
ll milite Pietro Athelas, all'inizio del trecento ed anche di Cirò ed Alichia - Nel 1317 il feudo passa di nuovo nelle mani di Giordano di Amantea detto Maniacasale - alla cui morte la figlia Isabella detta della Mantea lo porta in dote (1329) a Gerardo di Sambiase, V Signore di Sambiase (oggi quartiere di Lamezia Terme) Signore anche di Luzzi, Bervicaro, Noce e Pietrapaola. Successivamente il feudo di Melissa lo troviamo tra le proprietà del figlio Ruggero III di Sambiase, sposato con Saurina Ruffo figlia di Giovanni Signore di Badolato, ed in seguito di Maria VII Signora di Sambiase , sposata con Fulcone Ruffo secondo conte di Sinopoli.
Dal 1390 il feudo di Melissa passa nelle proprietà di Nicolò Ruffo conte di Catanzaro - nominato anche marchese di Crotone da re Ladislao D'Angiò-Durazzo. Muore nel 1435 nei propri feudi dopo alterne vicende che l'avrebbero visto in esilio in Francia. Gli successe la figlia Giovannella Ruffo - Morta anche lei l'anno dopo, ereditò tutti i feudi la sorella Errichetta Ruffo.
La terra di Melissa nel 1441 la troviamo tra i possedimenti di Antonio Centelles un condottiero che aveva conquistato in precedenza per Re Alfonso V d'Aragona gran parte della Calabria e ne era divenuto viceré. Qualche anno prima aveva sposato Errichetta Ruffo unica ed ultima erede del ramo della famiglia di Nicolò Ruffo. Il Centelles era un personaggio politicamente, ambiguo, rinchiuso per ben due volte nelle carceri di Castel Nuovo a Napoli, aveva tradito la fiducia del re per cospirazione contro gli Aragonesi. Fu arrestato nella Cattedrale di Santa Severina su ordine di re Ferdinando succeduto a re Alfonso. L'arresto fu eseguito dallo stesso genero del Centelles Enrico D'Aragona figlio naturale di re Ferdinando marchese di Gerace pochi mesi prima aveva sposato sua figlia Polissena. Da allora non si seppe nulla del condottiero feudatario in periodi diversi anche della terra di Melissa.
Dapprima i Campitelli poi i Pignatelli
Il 22 Aprile 1485 per 3.000 ducati Vinceslao Campitelli regio tesoriere e consigliere per la Calabria, acquista da re Ferdinando I il feudo di Melissa.
LE TERRE DEL FEUDATARIO
Il barone aveva sposato Lucia Contestabile figlia ed erede di Giannoto (joannocto) barone di Settingiano che porta in dote "il feudo dei Pessuni" (."Cerza") situato vicino la foce del fiume Neto.
Il barone aveva inoltre vari possedimenti feudali - Tempo prima - con il regio assenso del 1474 aveva acquistato il feudo di Apriglianello nel territorio di Crotone, insieme a Cornito (Piano del Conte) e con Pessuni costituiranno il feudo di Aprigliano.

Altro territorio che apparteneva al barone di Melissa era quello di Rivioto situato in parte nel territorio di Mesoraca ai confini con Marcedusa ed anche in quello oggi di Cotronei ai contini con Petilia Policastro. l territori più rilevanti erano quelli di Melissa ove il barone aveva anche dei terreni burgensatici (di piena proprietà). I territori venivano amministrati attraverso dei governatori oppure con dei contratti ove l'affittuario pagava "il terraggio".
Il barone per i terreni feudali pagava al fisco regio l'adoha piuttosto irrilevante per i terreni posseduti, invece al comune pagava l'imposta fondiaria della bonatenenza sui terreni burgensatici.
Nel "tenimento" di Melissa i terreni feudali e burgensatici costituiscono quasi i 2/3 dell'intero territorio "estesi ininterrottamente dalla marina alla montagna". Valle di Casa, Perticaro, Basilisca, Ponta, Campo, Ru, Chiuse, Pietropolito, Vecchio, Mannà, Fragalà ecc.. "Alle suddette proprietà fondiarie del barone bisogna aggiungere il castello, alcune case e magazzini, "li trappeti de basso e de suso" nel paese, i mulini feudali di Passeri e Celsi sotto Fragalà."
Le terre più produttive venivano messe a coltura dal barone per fare "industrie et masseria", le altre venivano date in fitto ai massari locali, ed ai pastori dei Casali del cosentino che portavano a svernare i loro greggi alla marina ed al corso della ponta nei periodi invernali non di semina.
I DIRITTI GIURISDIZIONALI DEL FEUDATARIO
Il feudatario disponeva di vari diritti:
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nominava il governatore che amministrava la giustizia
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nominava il Sindaco del borgo, eletto in piazza il giorno di ferragosto dai capofamiglia ed approvato dal feudatario.
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nominava il mastrogiurato (Capo delle Guardie) si occupava della sicurezza - chiudeva ed apriva le porte.
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Concedeva dietro pagamento di esercitare l'attività di mastrodatta ovvero di redigere e custodire atti pubblici.
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Nominava il baglivo figura di gran peso: era un pubblico ufficiale la cui funzione più importante era quella di sorvegliare tutte le difese ( seminativi, erbaggi, vigne). Riscuoteva le entrate derivanti dallo "scannaggio", dalla dogana e dalla "fida" ( tassa che devono pagare i melissesi e i forestieri ("fidaturi") per poter pascolare il bestiame nel territorio Melissese.
Altri diritti del feudatario erano quelli della Portulania" e della Catapania.
ll giardino del Feudatario
in località "Campo" ai piedi del costone roccioso, allora detto "Giardino" il barone aveva "ogni sorte d'albori" : fichi, gelsi, peri, meli, olive, viti, nel mezzo della terra vi era un pozzo e a sua comodità ed uso una casa. in detta località non molto lontano dalle mura, tra il seicento e il settecento, viene segnalata la chiesa di San Giovanni Battista detta anche San Giovanni in campo. La piccola chiesa aveva anche un'abitazione dedita a romitorio.
LA TERRA DI MELISSA: IL FISCO REGIO
Come le città e i casali del regno, anche la terra di Melissa pagava al fisco regio l'imposta sui fuochi, l'adoha e altre contribuzioni occasionali (donativi) per il sostenimento delle attività amministrative e militari ed altro. L'imposta sui fuochi veniva pagato dall'università in base al numero delle famiglie (focolari) presenti nella comunità con delle eccezioni come vedove e nullatenenti. La regia corte inviava a date prefissate dei contatori (contaturi regi) che di casa in casa censivano le famiglie ed il loro stato sociale. La loro permanenza durava circa 15 giorni e bisognava provvedere al loro sostenimento, dei loro familiari e delle loro cavalcature. Stabilito l'importo delle tasse in ducati carlini e grana che l'università doveva pagare, essa provvedeva a ripartirlo tra I fuochi con il metodo dell'apprezzo e pagato soprattutto dai ceti più poveri. Se gli amministratori non riuscivano a raccogliere il denaro dai cittadini ed a pagare entro un termine prefissato arrivava in paese il commissario per richiedere delle collette ai cittadini e fare "correria" cioè a sequestrare buoi, vacche o a incarcerare i ritardatari.
IL CASTELLO
ll castello – era il Simbolo del potere feudale sul territorio, ma anche il luogo di difesa da eventuali nemici - dotato di torri e posto alla sommità dell'abitato con mura piuttosto ampie i cui abitanti della terra erano chiamati a contribuire gratuitamente con il proprio lavoro e fornire la calce necessaria alla manutenzione dall'usura del tempo. Così avvenne tra la fine del quattrocento e l'inizio del cinquecento quando venne costruita la "torre nuova" al fine del miglioramento della difesa dalle invasione turche e potenziato "l'armento del castello con alcuni pezzi di "arteglieria de ferro" ed altre armi".
Alla morte di Vincislao Campitelli regio tesoriere, avvenuta nel 1493 gli succede il figlio Gio -Lorenzo ed è proprio in questo il periodo a cavallo del nuovo secolo che probabilmente avvenne la costruzione della Torre della marina. I fatti di Otranto del 1480 e di Gallipoli 1484 ad opera dei Tuchi e dei Veneziani avevano destato in tutti la necessità di provvedere alla salvaguardia dei beni, degli animali e delle persone troppo esposti alla razzia dei corsari. La Torre della marina serviva da difesa per le persone che lavoravano quelle terre, ma anche per avvisare gli abitanti di Melissa per il pericolo incombente di un possibile sbarco. Proprio in questo periodo di fine secolo nella vicina Cirò il nuovo feudatario Andrea Caraffa aveva completato le difese del castello e creato una cinta muraria.
Il castello era la dimora abituale dei Campitelli - con l'acquisto del feudo di Strongoli per 70.000 ducati avvenuto nel 1605 ad opera di Giovanbattista Campitelli quinto barone della discendenza.(1574 – 1607) dal principe di Bisignano Nicola Berardino Sanseverino duca di Corigliano, i Campitelli estendono le loro proprietà. Dopo due anni dall'acquisto nel mese di luglio del 1607 davanti al notaio ed alcuni testimoni GiovanBattista fa testamento nella "torre nuova" disponendo che il suo corpo sia seppellito nella chiesa di San Giacomo ove riposano i suoi antenati e nomina il figlio Annibale erede dei suoi beni.
Con l'acquisizione del feudo di Strongoli, inizia quella lenta noncuranza per il castello di Melissa, ma non l'abbandono dovuto alla disponibilità della torre della marina, del maniero di Strongoli e successivamente la fruibilità del casino di Fasana, dimore al centro dei loro interessi e delle loro proprietà. Alle suddette proprietà bisogna ricordare la casa di Napoli dove Annibale Campitelli muore il 27 gennaio 1624, "circondato da gentiluomini, servi, e stallieri calabresi", una piccola corte in terra di Campania. Nel testamento fatto cinque giorni prima di morire disponeva di essere seppellito accanto alla defunta moglie Antonia Staiti de Aragona nella chiesa di San Francesco del convento dei Padri Capuccini a Strongoli che pochi anni prima a sue spese era stata edificata ma non completata nel tetto. Lasciava alla chiesa dei Padri Capuccini 500 ducati perché ne completavano la copertura ed il quadro del santo. Gli succederà il fratello Francesco
FRANCESCO CAMPITELLI (1624 -1668)
Francesco Campitelli è il più noto della casata grazie alla leggenda legata alla chiesa di San Giacomo (1) Sin da giovane aveva fatto vari viaggi: a Firenze era stato ospite dei Bardi, amici del padre. Nel 1621 aveva sposato la cugina Francesca Pisciotta. nipote di Scipione Pisciotta feudatario di Casabona, morto nel 1622 senza prole, a cui successe Eleonora Pisciotta sorella maggiore di Francesca. Nel 1623 si unirà in matrimonio con Pompeo Campitelli (fratello del Conte).
In questi anni Francesco Campitelli prende in fitto i terreni della torre incompiuta di Fasana e dei suffeudi vicini (Pantano, Mossa, Poerio ecc),per 500 ducati che verranno pagati a Isabella Protonobilissimo vedova di Scipione per il suo mantenimento come aveva stabilito il marito nel testamento.
Sappiamo che nei primi anni della sua signoria aveva fatto costruire nel castello di Melissa un oratorio ed aveva anche ottenuto il permesso pontificio di potervi fare celebrare la santa messa, (1633), a dimostrazione che il castello che a quel tempo era abitato.
Il conte gestiva un'importante attività imprenditoriale nella difesa di Perticaro di allevamento di "giomente e vacche" che venivano poi vendute. La maggior parte dei propri terreni veniva data ai massari locali che pagavano l'affitto con il grano prodotto. Il Corso della Ponta veniva dato durante il periodo del pascolo in fitto ai pastori dei casali cosentini che portavano i loro armenti a svernare. Anche i vigneti e gli uliveti venivano dati in affitto a privati. Il grano prodotto veniva ammassato nella torre della marina e imbarcato nel porticciolo sotto la torre ed aveva come prima destinazione Napoli.
Negli anni quaranta del 1600 il conte effettua diverse operazioni traslative: vende il feudo di Apriglianello e Cornito (crotone), vende anche il feudo rivioto (Mesoraca) ed acquista quello di Monte Spinello.
Negli anni quaranta "alla morte di Eleonora Pisciotta (1643) il casino di Fasana assieme ai beni feudali e burgensatici passò al marito Pompeo Campitelli che la tenne fino alla morte, avvenuta nel 1658".
Il processo di degradazione del castello ebbe inizio quando Francesco Campitelli decise di trasferire stabilmente la sua residenza al castello di Strongoli. La città di Strongoli era una città "impoverita" ed in declino e quasi abbandonata, vittima dalla malaria. La sua cattedrale era in grave pericolo in quanto fredda e lesionata vi penetrava l'acqua dal tetto. Anche il vicino palazzo del vescovo era in cattive condizioni con parte del tetto mancante.
Questo cambiamento residenziale avvenne, con ogni probabilità, prima dalla metà del XVII secolo, Da quel momento, la decadenza ed il degrado del castello di Melissa continuò con i successivi feudatari. Quando da Napoli si recavano in Calabria per i loro soggiorni disponevano della torre della marina e del casino di Fasana.
I Campitelli rimarranno Feudatari di melissa fino al 1688 a cui succederanno i Pignatelli dal 1668 al 1806.
- Vinceslao Campitello (1485 - 1493) Primo barone di Melissa
- Lorenzo Campitelli (1493 - 1516) Secondo barone di Melissa
- Giovanbattista Campitelli (1516- 1561) Terzo barone di Melissa
- Giovanni Maria Campitelli (1561 - 1574) Quarto barone di Melissa
- Giovanbattista Campitelli (1574 - 1608) Quinto barone di Melissa e primo conte di Melissa dal 17/luglio 1591 .
- Annibale Campitelli (1608 - 1624) Secondo conte di Melissa e primo Principe di Strongoli dal 1620 per concessione di Filippo III re di Spagna.
- Francesco Campitelli (1624 -1668) Terzo conte di Melissa e secondo principe di Strongoli.
I PIGNATELLI
Domenico Pignatelli (1668 - 1695) ; Geronimo Pignatelli (1695 - 1728); Lucrezia Pignatelli (1728 - 1767); Salvatore Pignatelli (1767 - 1792); Ferdinando Pignatelli (1792 - 1799) decapitato per aver preso parte ai moti Giacobini ); Francesco Pignatelli ultimo feudatario di Melissa fino al 1806, anno in cui viene il 2 agosto promulgata la legge di eversione della feudalità.
DOMENICO PIGNATELLI (1668 - 1695)
Alla morte di Francesco Campitelli (1668) il suo successore nipote Domenico Pignatelli figlio della sorella Giovanna Campitelli, eredita i beni dello zio defunto e con l'iscrizione nei Cedolari diviene legittimo possessore dei feudi dello zio. L'inventario redatto dal Pignatelli dei beni presenti nel castello denotavano una netta e significativa informativa sulla questione dell'abitabilità, data l'inconsistenza degli arredi e la loro vetustà. inversamente in quello di Strongoli i beni presenti palesavano la vivibilità del proprio rango. ("Sproviere di fustiano giallo: sei pezzi. Cultra di tela rossa e torchina. Due tappeti di felba di seta di più colori. Quattro coverti di debbasco ecc.). Dall'inventario si apprende, anche, della lite in corso, nel Sacro Consiglio, con gli eredi del marchese di Casabona Scipione Pisciotta, per la torre di Fasana. In seguito la troviamo tra le proprietà di Domenico Pignatelli. A riprova il Principe nel marzo del 1689 aveva nominato il nuovo rettore della cappella della Torre nel reverendo Domenico Riccardi confermato poi dal vescovo di Strongoli o dal suo vicario generale.
A Domenico Pignatelli è dovuta l'edificazione della chiesa della Madonna dell'Audienza a Melissa con annesso romitorio come affermava il vescovo De Angelis nella sua relazione del 1672. (La Chiesa Dell'Udienza)
Fa erigere una cappella nella chiesa di San Giacomo sotto il titolo di Madonna dell'Arco accanto a quella esistente di San francesco di Paola (dotandola di un beneficio di 10 tomolate di terre aratorie entrambe sotto il diritto di Patronato della sua famiglia. . Il Principe muore nel 1695 senza alcun figlio pur avendo avuto due moglie. Gli succede La sorella Lucrezia che aveva sposato Giovan Battista Pignatelli duca di Tolfe, la quale confuta la successione a favore del figlio "Geronimo Pignatelli"(1645 – 1728)
GERONIMO PIGNATELLI (1695 – 1728) Feudatario
Patrizio napoletano, Grande di Spagna. Nell'anno della morte dello zio diventa feudatario di Melissa e Strongoli, avendo presentato presso la Regia Camera della Sommaria il relevio per riottenere i feudi. Dal relevio presentato veniamo a conoscenza della diminuzione dei redditi rispetto al passato, dovuta alla crisi economica di quei decenni. I redditi ammontavano a 887 ducati e sono frutto in parte dei diritti giurisdizionali ma anche dei terraggi, delle vigne di S. Cendina, dei due mulini, e del Corso della Ponta e di Perdicaro. Il nuovo feudatario era nato a Sorrento ed era vissuto come tutti i Pignatelli a Napoli. In Calabria nei loro feudi avevano del personale che curava i loro interessi ed i loro diritti, tutto veniva rendicontato.
Sposò a Napoli nel 1688 Isabella Pignatelli e in seconde sempre a Napoli nel 1695 Anna Maria Caracciolo figlia di Domenico Maria Caracciolo marchese di Capriglia e San Teodoro. Non ebbe figli maschi ma ben 5 figlie femmine.
Al tempo di Geronimo Pignatelli il castello non era ancora degradato nelle sue strutture principali pur non essendo abitato da molto tempo. Dall'inventario del 1703 era costituito da "sala, camera, camera contigua, camera contigua, camera del forno, camerone, scrivania, camerino contiguo, cortile, cantina, primo cellaro, 2.o cellaro e cocina. . l'arredamento tuttavia denota lo stato di abbandono"
Il castello viene definitivamente abbandonato con la morte Di Geronimo Pignatelli (1728). Nel catasto Onciario di Melissa del 1743 il castello viene cosi descritto "... possiede nel ristretto della med.a t.ra di Melissa un castello, quale per non essere stato abbitato per molti anni minaccia delle rovine".
LUCREZIA E FERDINANDO PIGNATELLI (1728 - 1767)
Girolamo Pignatelli, morto a 83 anni, volle essere sepolto nella cappella dei Pignatelli. a Napoli. Non avendo figli maschi, lasciò tutti i suoi beni alla primogenita Lucrezia, disponendo che le altre quattro figlie minori fossero educate in un monastero a Napoli.
Nel 1719, a soli 15 anni, Lucrezia sposò Ferdinando Pignatelli, secondogenito della duchessa di Monteleone.(Vibo Valentia) A differenza dei suoi predecessori assenteisti, Lucrezia si distinse per il suo attivo interessamento alla gestione dei feudi di Strongoli e Melissa, in particolare nel ripristino dei suoi diritti sull'elezione dei sindaci. Lucrezia presentò un esposto alla Regia Udienza Provinciale per ristabilire la legalità. A Strongoli, alcune famiglie benestanti controllavano l'elezione del sindaco, con l'uscente che nominava il successore, spesso loro alleato, per eludere tasse e imposte. Anche a Melissa, le sue direttive per le elezioni non furono rispettate, con candidati da lei designati che venivano sostituiti da altri.
Attraverso l'esposto, la Principessa cercò di recuperare il potere che l'assenteismo familiare aveva fatto perdere, arricchendo agenti e erari locali a discapito della comunità e del feudatario stesso. Alcuni "Stimati" Melissesi testimoniarono a favore della Principessa, affermando che la nomina del sindaco era sempre stata prerogativa del feudatario.
Come già sappiamoi Pignatelli utilizzavano per i loro soggiorni in Calabria la Torre di Fasana, l'edificio della Torre nei primi decenni del settecento venne trasformato in un casino di soggiorno ove nel febbraio del 1735 accolse anche Carlo terzo di Borbone. Lucrezia ed il marito Ferdinando nel 1743 fecero costruire alcuni mulini, nel territorio di Fasana, vicino al fiume Neto, con lo scopo di aumentare i guadagni del loro feudo. I feudatari si indebitarono per completare l'opera e nonostante gli sforzi e l'investimento, i mulini durarono poco a causa dei cambiamenti del corso del fiume.
SALVATORE PIGNATELLI (1767 . 1792)
La Principessa Lucrezia muore nel 1760 a 56 anni e sette anni dopo muore anche il marito Ferdinando Pignatelli Aragona – Cortes. Gli succede il figlio Salvatore, nuovo feudatario di Melissa e Strongoli - Come la madre anch'esso si reca in Calabria, calpesta la terra dei propri feudi e valica i fondi boscosi in cerca di selvaggina, suo passatempo preferito. Chiude la possibilità ai forestieri di cacciare nelle proprie terre, chi lo voglia fare deve essere autorizzato dal primo ministro, gli abusivi devono essere allontanati. Al termine di una giornata di caccia del 1778 il Principe ed il suo seguito incontrarono al ponte levatoio della torre l'abate di Saint-Non Giovanni Richard ed il suo equipaggio. "Dopo una buona cena, e una conversazione che fu vivissima e brillante, andarono a coricarsi". (Foto della Torre - Desprez )
Ai suoi assoggettati, da delle indicazioni per incrementare le entrate e stabilisce le tariffe da pagare a chi semina, a chi zappa oppure mieta ecc. vieta ai suoi sottoposti di fare industria di "masseria e di bestiame" per evitare frodi che possono compiersi ai suoi danni, invitandoli a non associare animali altrui ai suoi armenti.
Il Principe segue la politica degli affitti delle terre in blocco date a pochi massari locali con pagamento anticipato. In questo modo ottiene degli introiti sicuri ma vengono favoriti alcune famiglie di massari: quelle che disponevano delle risorse finanziarie, a loro volta subaffittavano ad altri contadini le terre marginali o di cui loro non avevano bisogno per la semina o il pascolo traendone cospicui utili. La stessa storia si ripete con attori e modi diversi anche nell'ottocento fino a metà novecento alcuni (possidenti) traggono dei vantaggi dalle terre prese in fitto altri ne sopportano il peso e le fatiche. .Salvatore Pignatelli muore a Napoli nel mese di aprile dell'1792 e viene seppellito chiesa di S. Maria ai Pignatelli vicino al seggio del Nido. Aveva sposato Giulia Mastrilli figlia di Mario duca di Marigliano..
FERDINANDO PIGNATELLI (1792 -1799)
Primogenito di Salvatore Pignatelli - il principe Ferdinando - politicamente attivo nelle vicende del proprio tempo aveva partecipato alla congiura giacobina del 1794. Dal 1796 i feudi di Melissa e Strongoli vengono sequestrati e successivamente confiscati dalla Giunta di Stato le rendite inviate dagli amministratori ai ministri regi. - Successivamente nel gennaio 1799 prese parte alla conquista di Napoli ove venne proclamata la repubblica. Con la riconquista della capitale dai Sanfedisti del cardinale Ruffo; Ferdinando Pignatelli e il fratello Mario insieme ad un centinaio di giacobini vengono decapitati pubblicamente, il 30 settembre 1799.
Con l'accordo di Firenze del 28 marzo 1801 re Ferdinando dispone l'amnistia e la grazia per i reati politici giacobini. I feudi di Melissa e Strongoli ritornano nelle proprietà dei Pignatelli e Francesco (1775 – 1853) sarà l'ultimo feudatario fino al 1806
LA LEGGE EVERSIVA DELLA FEUDALITA' ( 2 agosto 1806)
Con le leggi di eversione della feudalità Giusee Napoleone (fratello di Bonaparte) re di Napoli abolì la feudalità nel Regno di Napoli, "sostenitore dell'uguaglianza dei cittadini e della proprietà libera da vincoli feudali e comunitari".
Con l'abolizione della feudalità il Principe Pignatelli perde i diritti giurisdizionali "non ha più alcun diritto sull'elezione degli amministratori ed ufficiali municipali, eletti ora dai proprietari fondiari e dagli artigiani locali." Chiede la ricompensazione finanziaria per le mancate rendite derivanti; dalla mastrodattia, portolania e bagliva. I terreni burgensatici (di sua proprietà) restano di proprietà del conte mentre quelli feudali sui quali i cittadini esercitano gli usi civici (diritto di pascolo) dovranno essere ripartiti con il comune in base al decreto del 3 dicembre 1808 art. 9. Alla fine di tutte le operazioni nel 1813 il comune che prima non aveva nessuna tomolata ora ne possiede 4.425 che dovrà essere diviso tra i contadini poveri, ponendosi tra i primi nel distretto di Rossano.
(N.B. La ripartizione delle terre è avvenuta tramite arbitri (Periti) di fiducia delle parti (Pignatelli - Comune di Melissa) - Sulla base dei dati tratti dalla documentazione presentata - Capitalizzando le rendite dei demani del Barone Pignatelli e quella degli usi (es. servitù di pascolo) per il Comune al tasso del 5%, si ottengono i capitali dell'una e dell'altra rendita - Proporzionalmente si è proceduto alla divisione delle terre).
Bibliografia: A. Cosentino - Melissa Medievale e Moderna
Bibliografia: A. Pesavento - P. Rende - la "verità" del Signor barone di Melissa
Bibliografia: A. Pesavento - Il castello di Melissa e la Torre di Torre Melissa
Bibliografia:
A. Pesavento - Un inventario cinquecentesco del castello di Melissa
Bibliografia A. Pesavento - Pino Rende - Il feudo "De Rivioto" in territorio di Policastro e Mesoraca
Bibliografia: A Pesavento - Pino Rende - La Capitolazione delle terre del Crotonese appartenute a Don Antonio Centelles
Bibliografia A. Pesavento - La città del Principe Francesco Campitelli
Bibliografia: Carmine Pellizzi - Giuseppe Tallarico - Casabona vicende storiche di un antico borgo feudale Calabrese
bibliografia - A. Pesavento - La torre di Fasana
